venerdì 24 giugno 2016

L’uomo che guarda di Alberto Moravia

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Di Alberto Moravia
Numero di pagine: 218 Copertina flessibile: 229 pagine
Editore: Bompiani; 9 edizione (12 luglio 2000)
Collana: I grandi tascabili
ISBN-10: 8845244954
ISBN-13: 978-8845244957

 

 Si smonta

Possiamo definirlo un romanzo erotico? Forse in alcune sue parti, anche se l’argomento sesso è trattato talmente senza tabù che appare quasi scientifico. Soprattutto mi pare un racconto dalle caratteristiche più che altro introspettive che dopo un crescendo iniziale si smonta un po’, dopo la prima spinta  la narrazione purtroppo perde un po’ di ritmo, ferma restando l’arguta intelligenza dello scrittore che traspare sempre e comunque. In quanto all’evoluzione psicologica del protagonista approda ad  un nulla di fatto, mi sembra che rimanga un bamboccio in balia del padre e della moglie, incapace di un’assertività personale e adagiato nelle decisioni altrui.

La storia è originale e forse un po’ assurda ma non inverosimile, di fatto l’unica cosa che regge davvero è la capacità autoriale di Moravia, la sua bravura nel descrivere pensieri talvolta banali e nel renderli letteratura; alcune elucubrazioni dell’io narrante sono tutt’alto che elevate, anzi sono pensieri molto diffusi che chissà in quanti abbiamo pensato senza riuscire a focalizzarli in modo consapevole, ecco la bravura di Moravia sta in questo, nel mettere in parole sensazioni quasi primitive e comuni alla maggior parte degli uomini senza che questi ultimi invece si accorgano di elaborarle.

Sicuramente non è il libro migliore che abbia letto di Moravia ma vale comunque la pena di essere letto, soprattutto se lo stile dell’autore vi piace.

CITAZIONI

Ecco: era lo sguardo già di un padre al figlio; ma quello di un uomo angosciato a un altro uomo. Curiosa contraddizione: questo sguardo di uomo a uomo ha fatto sì che da quel momento io abbia cominciato a comportarmi con lui come da figlio a padre.

Di che cosa parla Silvia? A ben guardare: di nulla. Ma questo nulla fatto di minuti osservazioni, confidenze, riflessioni e commenti, alla fine si configura come quell’atmosfera che di solito va sotto il nome di intimità.

Non è un uomo che mangia; È un professore d’università che si nutre con discrezione, con calma, con distacco.

In un uno scrittore ciò che più importa le cose che scrive ma come le scrive. Che poi abbia vissute o meno, non ha importanza. Nella poesia dell’africana, tutto è inventato. Nel romanzo di Dostoevskij, nulla è inventato. Il poeta non ha mai visto l’africana fare l’amore con una bambina. Il romanziere, invece, ha fatto l’amore con una bambina. Ma la bambina del poeta è altrettanto reale che quella del romanziere, E viceversa.

E cioè che la fine di questo mondo in cui mi trovo a vivere sia implicita nella composizione del mondo stesso: una fine per fuoco, in un mondo nel quale, in condizioni normali, il fuoco è raro allo stato naturale e spontaneo.

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