martedì 22 dicembre 2015


Memorie di Adriano
Seguite dai taccuini di appunti
Di Marguerite Yourcenar
Editore: Einaudi (Gli Struzzi, 340)
Numero di pagine: 330 | Formato: Paperback  Isbn-10: 8806600117 | Isbn-13: 9788806600112



 

Un ascolto tormentato


Premetto che in realtà non ho letto il libro ma ho ascoltato la versione audio di Ad Alta Voce di Radio Tre supportandomi con l'ebook. Solitamente udire l'audiolibro è la stessa cosa che leggere un cartaceo ma in questo caso credo che il tomo sia stato leggermente ridotto, tuttavia, ridotto o no, non cambia la percezione della grandiosità di quest'opera. Purtroppo la mia lettura-ascolto è stata tormentata dall'inserimento di una dose eccessiva di musiche che ho trovato detestabili e che a tratti mi hanno realmente irritato il sistema nervoso, un conto è inserire qualche piccolo intermezzo musicale, un altro è su venti minuti di lettura inserirne dieci di musiche angoscianti... ma passiamo oltre.
Questo testo è un vero capolavoro letterario, la Yourcenar fa sembrare quasi reale questo memoriale sia per la profonda conoscenza dell'antichità sia per l'esposizione chiara e sontuosa dei concetti. Sicuramente ci sono delle incongruenze o delle affermazioni troppo profetiche perchè possano sembrar  pensate realmente in quell'epoca, ma a dire il vero non importa molto e questo avvertire che la storia è stata scritta in epoca moderna non rovina l'effetto veridico e soprattutto non ne inofficia la validità letteraria.
Sicuramente "Memorie di Adriano" non è una lettura leggera e, nonostante le accuse mosse all'audiolibro ascoltato, credo che se avessi dovuto leggere la versione cartacea la sera prima di dormire forse avrei desistito. 

CITAZIONI

“difficile rimanere imperatore in presenza di un medico; difficile anche conservare la propria essenza umana: l'occhio del medico non vede in me che un aggregato di umori, povero amalgama di linfa e di sangue”

“Chiunque può morire da un momento all'altro, ma chi è malato sa che tra dieci anni non ci sarà più. ”

“Che cos'è l'insonnia se non la maniaca ostinazione della nostra mente a fabbricare pensieri, ragionamenti, sillogismi e definizioni tutte sue, il suo rifiuto di abdicare di fronte alla divina incoscienza degli occhi chiusi o alla saggia follia dei sogni? L'uomo che non dorme da qualche mese a questa parte ho fin troppe occasioni di constatarlo su me stesso si rifiuta più o meno consapevolmente di affidarsi al flusso delle cose.”

“Non mi è mai piaciuto guardare le persone che amavo mentre dormivano: si riposavano di me, lo so bene; mi sfuggivano, anche. E non c'è uomo che non provi vergogna del proprio viso, guasto dal sonno.”

“Considerata in se stessa, questa giovinezza tanto vantata il più delle volte mi appare come un'epoca ancora rozza della nostra esistenza, un'età opaca e informe, malsicura e fuggevole.”
“Non tutto era bello in quell'avvento d'una classe media laboriosa che s'affermava a sostegno d'un cambiamento di regime imminente: l'onestà politica vinceva la partita ma si serviva di stratagemmi alquanto loschi. <...> gli uomini nuovi, ai quali mi legavano vincoli di famiglia, forse non erano poi tanto diversi da quelli che si accingevano a soppiantare: erano, più che altro, meno insudiciati dal potere.”

“La morale è una convenzione privata; il decoro è una faccenda pubblica: qualsiasi licenza allo scoperto m'ha fatto sempre l'effetto d'un'ostentazione di bassa lega”
“Bisogna che lo confessi: credo poco alle leggi. Se troppo dure, si trasgrediscono, e con ragione. Se troppo complicate, l'ingegnosità umana riesce facilmente a insinuarsi entro le maglie di questa massa fragile, che striscia sul fondo. Il rispetto delle leggi antiche corrisponde a quel che la pietà umana ha di più profondo; e serve come guanciale per l'inerzia dei giudici. Le leggi più antiche non sono esenti da quella selvatichezza che miravano a correggere, le più venerabili rimangono ancora un prodotto della forza. La maggior parte delle nostre leggi penali e forse è un bene non raggiungono che un'esigua parte dei colpevoli; quelle civili non saranno mai tanto duttili da adattarsi all'immensa e fluida varietà dei fatti. Esse mutano meno rapidamente dei costumi; pericolose quando sono in ritardo, ancor più quando presumono di anticiparli. E tuttavia, da questo cumulo di innovazioni pericolose e di consuetudini antiquate emerge qua e là, come in medicina, qualche formula utile. I filosofi greci ci hanno insegnato a conoscere un po' meglio la natura umana; i nostri migliori giuristi da qualche generazione rivolgono le loro cure nella direzione del senso comune. Ho posto in atto anch'io talune di quelle riforme parziali che sono le sole durevoli. Ogni legge trasgredita troppo spesso è cattiva; spetta al legislatore abrogarla o emendarla, per impedire che il dispregio in cui è caduta quella stolta ordinanza si estenda ad altre leggi più giuste. Mi proposi d'eliminare cautamente le leggi superflue e di promulgare con fermezza un piccolo numero di saggi decreti. Sembrava giunta l'ora di riesaminare, nell'interesse dell'umanità, tutte le prescrizioni antiche.”

“Non credo che alcun sistema filosofico riuscirà mai a sopprimere la schiavitù: tutt'al più, ne muterà il nome. Si possono immaginare forme di schiavitù peggiori delle nostre, perché più insidiose: sia che si riesca a trasformare gli uomini in macchine stupide e appagate, che si credono libere mentre sono asservite, sia che si imprima in loro una passione forsennata per il lavoro, divorante quanto quella della guerra presso le razze barbare, tale da escludere gli svaghi, i piaceri umani. A questa schiavitù dello spirito o dell'immaginazione umana, preferisco ancora la nostra schiavitù di fatto. Qualunque cosa avvenga, la condizione orribile che mette l'uomo alla mercè d'un altro uomo esige un'attenta regolamentazione giuridica. Ho provveduto affinché lo schiavo non sia più una mercanzia anonima che si vende senza tener conto dei legami di famiglia che si è creati, un oggetto spregevole la cui testimonianza non viene accolta dal giudice se non dopo averlo sottoposto alla tortura, invece di accettarla sotto giuramento. Ho proibito che lo si obbligasse a mestieri disonoranti o rischiosi, che lo si vendesse ai tenutari di postriboli o alle scuole per gladiatori. Coloro che si compiacciono di queste professioni, le esercitino pure: le eserciteranno meglio.”

“La condizione della donna è determinata da strani costumi: esse sono sottoposte e protette allo tempo stesso, deboli e potenti, troppo disprezzate e troppo rispettate.”

“Una parte dei nostri mali dipende dal fatto che troppi uomini sono oltraggiosamente ricchi, o disperatamente poveri.”

venerdì 11 dicembre 2015

La frontiera scomparsa di Luis Sepùlveda

La frontiera scomparsa
Di Luis Sepúlveda
Editore: Guanda (Narratori della Fenice)
Numero di pagine: 125 | Formato: Paperback
Isbn-10: 887746853X | Isbn-13: 9788877468536 
 Data di pubblicazione: 1996-xx-xx | Edizione 1
Traduttore: Ilide Carmignani






Soft (3,5 stelle)  

Un romanzo autobiografico suddiviso in capitoli che di fatto sono dei racconti, degli episodi staccati della stessa vita e della stessa storia. La cosa che mi ha stupito maggiormente è la leggerezza, l'ironia con cui Sepùlveda affronta certi temi drammatici come la prigionia, la tortura, l'esilio. Ci sono cose qui descritte che a me sembrano impossibili da affrontare per un corpo e lui ne parla da persona uscitane non solo viva, ma che ha mantenuto la mente sana e la capacità di raccontare i fatti quasi con noncuranza.
Nell'insieme è un bel libro che tuttavia non ha toccato le mie corde in modo particolare, una lettura che è scorsa veloce e piacevole senza troppi scossoni.

Citazioni:

La paura inondava tutto. E nella paura si annida il sinistro uccello della delazione.

sabato 5 dicembre 2015


Porci con le ali
Di Lidia Ravera,Marco Lombardo Radice
Editore: Arnoldo Mondadori (I Miti)
Lingua: Italiano | Numero di pagine: 204
Formato: Paperback Isbn-10: 880441605X | Isbn-13: 9788804416050 |
Data di pubblicazione: 01/03/1996 |





Cazzo, porcocazzo, sega. (3,5 stelle)


Se odiate le parolacce girate alla larga. Non ho mai letto un libro così infarcito di espressioni diciamo colorite, ma dopo una decina di pagine ci si fa l'abitudine e si entra nella storia senza far più troppo caso al linguaggio. Anzi, direi che questo linguaggio alla fine si rivela fondamentale per trascinarci dentro quel mondo di adolescenti che effettivamente parlavano e vivevano così. Per poco non sono rientrata in questa generazione, l'adolescenza me la sono fatta negli anni '80, quando ormai le tv commerciali avevano preso il posto della politica  e al massimo si faceva uno sciopero giusto per non andare a scuola; comunque credo che i ragazzi siano in ogni periodo più o meno simili nella loro essenza, forse cambiano gli sturbi politici e quelli legati strettamente al periodo in cui si vive, ma di certo le "seghe mentali" inerenti i rapporti umani e di coppia sono più o meno gli stessi.
Questo libro è stato un tuffo nel passato che non ho mai vissuto, una scoperta divertente, una pausa tra libri pesanti a livello emotivo. Sicuramente non sarà un capolavoro della letteratura ma l'ho trovato ben scritto, contrariamente a quanto alcuni hanno commentato in merito, io credo che ci sia una buona ricerca a livello lessicale e che i temi affrontati non siano banali, questo è un falso libro leggero.

Interessante questo LINK di Marco Giani dell' Università Ca' Foscari Venezia, in cui si parla di giovani e si citano alcuni passaggi del libro.

martedì 1 dicembre 2015

Il pranzo di Babette di Karen Blixen

Il pranzo di Babette
I Racconti di Repubblica n° 23 
Di Karen Blixen 
Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso
Lingua: Italiano | Numero di pagine: 46 
Isbn-10: A000041246 | Data di pubblicazione: 01/01/1997




Un gioiellino 

Un racconto delizioso nella forma e nella sostanza.
Karen Blixen narra con leggerezza e fa apparire leggero ciò che leggero non è, tutto il dramma della vita, sia essa vissuta oppure repressa, viene qui messo in scena in poche pagine, ma tramite queste poche righe si percepisce anche ciò che non viene detto o raccontato;  e la grandezza delle cose taciute esplode nel meraviglioso pranzo che Babette, da grande artista culinaria quale è, mette in tavola.
Una vera chicca che mi invoglia a leggere altro di questa autrice. 
Girovagando in rete ho trovato un articolo di Francesco Mangiapane relativo a questo racconto, ma soprattutto alla sua trasposizione cinematografica, che mi è piaciuto molto e voglio qui condividerlo:

 Citazioni

"Povera? Non sarò mai povera, sono una grande artista. Un grande artista Mes Dames non è mai povero. Abbiamo qualcosa Mes Dames di cui gli altri non sanno nulla."

"Consentitemi di fare il meglio che posso"