lunedì 16 gennaio 2017

TRASFERIMENTO BLOG

SALVE A TUTTI, PER MOTIVI TECNICI Il BLOG DI LIBRI è STATO TRASFERITO

Potrete accedere al nuovo blog da QUI https://lemieletturecommentate.wordpress.com/

lunedì 4 luglio 2016

I due tizi al funerale

#scritturebrevi #micronarralo
La folla piangeva ignara di chi fosse nella bara, due tizi sepolti per sbaglio nella tomba dell’ammiraglio!

Scrivere creativo

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Scrivi un microracconto, di massimo 140 caratteri, che tratti del tema di oggi e inserisci: #Micronarralo nel tuo tweet! Aggiungi #scritturebrevi ovviamente!

Tema del #Micronarralo di oggi:

I DUE TIZI AL FUNERALE

Importante: creare una storia, non un aforisma.

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La mia proposta per il manifesto di Circolo 16

SONO DEL PARERE CHE LE REGOLE PER ESSERE RISPETTATE DEBBANO ESSERE POCHE E SEMPLICI,  A TAL PROPOSITO PROPONGO SOLO DUE PUNTI:

1- LIBERTA’

Tante categorie di argomenti inerenti la cultura in modo che ognuno possa scrivere liberamente su ciò che gli è più congeniale, con tempi e modi personali.

Ben vengano qualsiasi tipo di idea e progetto ferma restando la libertà di partecipare o meno da parte dei membri e degli autori del circolo.

2- AGGREGAZIONE

Questa è la deroga al punto 1- LIBERTA’.

Il tag #settimanale16 a mio parere dovrebbe diventare #mensile16 in modo che ci sia un argomento a cui tutti i membri del circolo debbano partecipare.

La parola dovere è detestabile,  tuttavia credo che se diamo un mese di tempo per collaborare ad un argomento comune, chiunque avrà la possibilità  di intervenire con un proprio post prima o poi, altrimenti che circolo è?

Se non si trova il tempo in un mese per collaborare ad un argomento comune credo che sia inutile rimanere tra gli autori.

Propongo che l’argomento mensile venga suggerito a rotazione da tutti gli autori.


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venerdì 1 luglio 2016

Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll

Alice nel paese delle meraviglie

Di Lewis Carroll

Numero di pagine: 156 ALTRE EDIZIONI

Come previsto le parti più interessanti sono state la prefazione e le note critiche. La favola in sé mi annoia e mi stanca, la narrazione è logorroica ed il senso dell’assurdo non mi diverte. Una favola molto moderna nel suo modo di essere frenetica  sembra quasi scritta ai giorni nostri.In questa edizione del libro la prefazione di Lella Costa è sicuramente un valore aggiunto per chi come me non è amante di una certa letteratura diciamo dell’infanzia… Anche se chiamarla letteratura dell’infanzia è riduttivo.

Molto interessanti le note in fondo alle pagine nelle quali si spiegano certi giochi di parole che altrimenti con la traduzione sarebbero persi e nelle quali si spiegano anche aneddoti e fatti che rendono più interessante la lettura.

Nonostante le spiegazioni e le critiche notevolmente interessanti e piacevoli rimane il fatto che a me questo libro in sé non piace, non mi diverte leggerlo, non provo alcuna soddisfazione A navigare nell’assurdo… A me piacciono le favole classiche, quelle stupide, quelle banali, dove vissero felici e contenti e dove il massimo della pazzia è una fata che trasforma la zucca in carrozza.

 

 


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martedì 28 giugno 2016

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#micronarralo #scritturebrevi La pozione del vichingo è un’invenzione per inibirne l’azione, acciuccato sulla nave dorme e si da pace.


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lunedì 27 giugno 2016

L’ultima primavera di Corrado Augias

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Copertina rigida
Editore: Rizzoli (1985)
Lingua: Italiano
Numero di pagine: 257

Un libro a metà tra poliziesco e spionaggio in un’ambientazione storico politica seguente la grande guerra. Una piacevole lettura scritta con il solito garbo di Corrado Augias. Alcuni spunti interessanti, specchio di una società che rimane immutata in certi aspetti indipendentemente dall’epoca presa in esame.

Un colpo di scena finale forse in parte  prevedibile, nel senso che non mi ha stupita più di tanto… Continuo a preferire Augias come giornalista che come scrittore, anche se questo libro forse è quello che mi è piaciuto maggiormente tra tutti i suoi.

Citazioni:

Avvertiva in quelle frasi smozzicate il ruminio della massa inafferrabile e, insieme, un confuso disagio, la sensazione di idee ragguardevoli ridotte a poltiglia nella mente di piccola gente.

Le novità si presentano sempre in modo brutale, riuscì a pensare. Demoliscono tutto ciò che gli si para davanti con una forza non più consapevole di quella di un bambino che fa a pezzi un giocattolo per vedere com’è fatto dentro.

Sono arrivato a una conclusione, rispose, non voglio più né riformare né corrompere la società. Vorrei essere semplicemente lasciato in pace.

Quell’uomo non aveva probabilmente mai letto un verso in vita sua ma non sembrava affatto un imbecille. Un esaltato, questo sì, una di quelle creature duttili di cui ogni idea, grande o piccola, ha bisogno per prendere corpo nel mondo.


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venerdì 24 giugno 2016

Le ali del morto

Le ali del morto erano di cera, e grazie ad esse è comunque finito in cielo.#Micronarralo #scritturebrevi

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L’uomo che guarda di Alberto Moravia

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Di Alberto Moravia
Numero di pagine: 218 Copertina flessibile: 229 pagine
Editore: Bompiani; 9 edizione (12 luglio 2000)
Collana: I grandi tascabili
ISBN-10: 8845244954
ISBN-13: 978-8845244957

 

 Si smonta

Possiamo definirlo un romanzo erotico? Forse in alcune sue parti, anche se l’argomento sesso è trattato talmente senza tabù che appare quasi scientifico. Soprattutto mi pare un racconto dalle caratteristiche più che altro introspettive che dopo un crescendo iniziale si smonta un po’, dopo la prima spinta  la narrazione purtroppo perde un po’ di ritmo, ferma restando l’arguta intelligenza dello scrittore che traspare sempre e comunque. In quanto all’evoluzione psicologica del protagonista approda ad  un nulla di fatto, mi sembra che rimanga un bamboccio in balia del padre e della moglie, incapace di un’assertività personale e adagiato nelle decisioni altrui.

La storia è originale e forse un po’ assurda ma non inverosimile, di fatto l’unica cosa che regge davvero è la capacità autoriale di Moravia, la sua bravura nel descrivere pensieri talvolta banali e nel renderli letteratura; alcune elucubrazioni dell’io narrante sono tutt’alto che elevate, anzi sono pensieri molto diffusi che chissà in quanti abbiamo pensato senza riuscire a focalizzarli in modo consapevole, ecco la bravura di Moravia sta in questo, nel mettere in parole sensazioni quasi primitive e comuni alla maggior parte degli uomini senza che questi ultimi invece si accorgano di elaborarle.

Sicuramente non è il libro migliore che abbia letto di Moravia ma vale comunque la pena di essere letto, soprattutto se lo stile dell’autore vi piace.

CITAZIONI

Ecco: era lo sguardo già di un padre al figlio; ma quello di un uomo angosciato a un altro uomo. Curiosa contraddizione: questo sguardo di uomo a uomo ha fatto sì che da quel momento io abbia cominciato a comportarmi con lui come da figlio a padre.

Di che cosa parla Silvia? A ben guardare: di nulla. Ma questo nulla fatto di minuti osservazioni, confidenze, riflessioni e commenti, alla fine si configura come quell’atmosfera che di solito va sotto il nome di intimità.

Non è un uomo che mangia; È un professore d’università che si nutre con discrezione, con calma, con distacco.

In un uno scrittore ciò che più importa le cose che scrive ma come le scrive. Che poi abbia vissute o meno, non ha importanza. Nella poesia dell’africana, tutto è inventato. Nel romanzo di Dostoevskij, nulla è inventato. Il poeta non ha mai visto l’africana fare l’amore con una bambina. Il romanziere, invece, ha fatto l’amore con una bambina. Ma la bambina del poeta è altrettanto reale che quella del romanziere, E viceversa.

E cioè che la fine di questo mondo in cui mi trovo a vivere sia implicita nella composizione del mondo stesso: una fine per fuoco, in un mondo nel quale, in condizioni normali, il fuoco è raro allo stato naturale e spontaneo.

Tutti i libri di Moravia

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sabato 18 giugno 2016

I vecchi e i giovani di Luigi Pirandello

copertina“TRADUTTORE:
CURATORE: Nozzoli, Anna

CODICE ISBN E-BOOK: 9788897313526

DIRITTI D’AUTORE: si

LICENZA: questo testo è distribuito con la licenza specificata al seguente indirizzo Internet: http://ift.tt/1sASa2U.

TRATTO DA: I vecchi e i giovani / Luigi Pirandello ; a cura di Anna Nozzoli ; cronologia di Simona Costa – Milano : A. Mondadori, 1992 – LXI, 549 p. ; 19 cm

CODICE ISBN FONTE: 88-04-36548-X”

Passi di: Luigi Pirandello. “I vecchi e i giovani”.

Lettura ascoltata mediante il Podcast letto da Massimo Popolizio di Ad alta voce Radio 3

POVERA MEMORIA MIA!

Lettura tormentata dalla mia incapacità di tenere a mente i personaggi…tanti, troppi! Purtroppo non sono riuscita a godere appieno della storia proprio a causa della confusione mentale che mi si è creata in testa, non riesco, nemmeno a libro finito, a ricordare il nome di un personaggio, dico uno. Altre volte ho trovato difficile tenere i fili delle storie e dei nomi ma stavolta è stato un dramma. Posso solo dire che al di là di protagonisti e comprimari ho goduto di qualche passaggio per la sua fruibilità indipendente dalla storia, per l’acutezza tipica di Pirandello nel descrivere situazioni.

Mi è parso un Pirandello diverso da quello che conosco, ho letto recentemente le Novelle e sinceramente le ho apprezzate infinitamente di più, ne I vecchi e i giovani mi pare di ravvisare uno stile meno intimista e più pacato, forse a tratti macchiettistico.

Una menzione speciale va a Massimo Popolizio il quale ha eseguito una lettura a mio parere magistrale.

A questo punto non saprei che dire di più se non riportare le citazioni dei concetti che ho estrapolato dalle vicende del libro.

“Ma se togliete od oscurate agli uomini ciò che dovrebbe splendere eterno nel loro spirito: la fede, la religione? Orbene, questo aveva fatto il nuovo governo! E come poteva più il popolo starsi quieto tra le tante tribolazioni della vita, se più la fede non gliele faceva accettare con rassegnazione e anzi con giubilo, come prova e promessa di premio in un’altra vita? La vita è una sola? questa? le tribolazioni non avranno un compenso di là, se con rassegnazione sopportate? E allora per qual ragione più accettarle e sopportarle? Prorompa allora l’istinto bestiale di soddisfare quaggiù tutti i bassi appetiti del corpo!”

“…a poco a poco, dopo la prima scossa nel riveder l’amico e ora per la commozione crescente nel rievocare gli antichi ricordi della gioventù, cominciava a scomporsi in loro la coscienza presente, e con una specie di turbamento segreto che li inteneriva avvertivano in sé la sopravvivenza di loro stessi quali erano stati tanti e tanti anni addietro, con quegli stessi pensieri e sentimenti che già da un lungo oblìo credevano oscurati, cancellati, spenti. Si dimostrava vivo in quel momento in ciascuno di loro un altro essere insospettato, quello che ognun d’essi era stato trent’anni fa, tal quale; ma così vivo, così presente che, nel guardarsi, provavano una strana impressione, triste e ridicola insieme, dei loro aspetti cangiati, che quasi quasi a loro medesimi non sembravano veri”


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lunedì 30 maggio 2016

Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino

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Il sentiero dei nidi di ragno
Di Italo Calvino Editore: Mondadori Lingua: Italiano | Numero di pagine: 152 | Formato: eBook
Isbn-10: 8852027335 | Isbn-13: 9788852027338
Per l’ascolto potete cercare il podcast sul sito di AD ALTA VOCE


Sono ingrata?

Dispiace fare critiche quando si usufruisce di qualcosa gratuitamente ma non posso esimermi dall’essere onesta e sincera nelle mie recensioni, per quanto amatoriali esse siano. La mia critica va alla lettura di Manuela Mandracchia più che al libro, del quale parlerò dopo questa mia digressione iniziale. Ho ascoltato questo romanzo mediante il podcast di Ad Alta Voce supportato dall’ebook di Mondadori e devo dire con molto dispiacere che ho trovato l’interpretazione della Mandracchia insopportabile. Già non mi aveva fatto impazzire nella lettura de Il buio oltre la siepe, ma il libro era talmente bello che riuscii a distrarmi dalle vocette odiose della lettrice…ma in questo caso temo che sia riuscita a rovinare del tutto l’apprezzamento che potevo avere della storia.
Anche per quanto concerne Calvino ormai credo di poter affermare che non sia tra i miei scrittori preferiti, questo racconto non si può definire brutto e sicuramente è una storia adatta anche ai ragazzi, utile per far vivere loro un’esperienza letteraria di ciò che è stata la Resistenza, ma da un punto di vista alternativo e originale. Il piccolo protagonista, con tutte le sue attenuanti, non è riuscito a suscitare in me affezione e nemmeno altri personaggi della storia si sono distinti per simpatia; insomma, non me la sento di gridare al capolavoro e non mi sento nemmeno di consigliarne l’ascolto visto quanto ho trovato irritante la lettrice.
D’altronde non si può amare tutto, non si può essere buonisti o generosi nel giudizio a prescindere e soprattutto non si può essere falsi, comunque citazioni che vale la pena riportare le ho trovate e ve le propongo.
Citazioni:
Gente che s’accomoda nelle piaghe della società, e s’arrangia in mezzo alle storture, che non ha niente da difendere è niente da cambiare. Oppure tarati fisicamente, o fissati, o fanatici. Un’idea rivoluzionaria in loro non può nascere, legati come sono alla ruota che li macina. Oppure nascerà storta, figlia della rabbia, dell’umiliazione, come negli sproloqui del cuoco estremista. Perché combattono, allora? Noia hanno nessuna patria, né vera né inventata.”
“Questo è il significato della lotta, il significato vero, totale, al di là dei vari significati ufficiali. Una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo, da tutte le nostre umiliazioni: per l’operaio dal suo sfruttamento, per il contadino dalla sua ignoranza, per il piccolo borghese dalle sue inibizioni, per il paria dalla sua corruzione. Io credo che il nostro lavoro politico sia questo, utilizzare anche la nostra miseria umana, utilizzarla contro se stessa, per la nostra redenzione, così come i fascisti utilizzano la miseria per perpetuare la miseria, e l’uomo contro l’uomo.”
“Tutti abbiamo una ferita segreta per riscattare la quale combattiamo.”

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venerdì 27 maggio 2016

La Certosa di Parma di Stendhal

copertinaLa Certosa di Parma [audiolibro LIBER LIBER]
Autore:Stendhal (alias Marie-Henri Beyle)
Fonte:La Certosa di Parma / Stendhal ; traduzione di Ferdinando Martini. – Milano-Verona : A. Mondadori Edit. Tip., 1930. – 16. p. 691 con ritratto. – (Biblioteca romantica / diretta da G. A. Borgese ; 1).
Cecchini, Silvia (ruolo: Voce) Donizetti, Gaetano (ruolo: Musiche originali) Volpi, Vittorio (ruolo: Revisore) Cura:Marco Calvo, Silvia Cecchini,Vittorio Volpi
Licenza:Creative Commons “Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale”, http://ift.tt/1c68ubw
Vai alla pagina dell’eBook.

Noioso

Sicuramente avrei abbandonato la lettura se non l’avessi ascoltata dalla voce della mitica Silvia Cecchini ( alla quale va il mio plauso per la pazienza di leggere una storia così lunga), una telenovela di intrighi di corte a cui manca lo spessore umano che invece ho trovato in altri classici.

Questo libro non mi lascia nulla, nemmeno la voglia di dare un’altra opportunità a Stendhal, mi sembra una letteratura puramente di evasione in cui si affacciano ogni tanto degli spiragli di profondità che non prendono mai il sopravvento. La parte finale appare molto tirata via (per fortuna?) rispetto al resto del romanzo ma Stendhal, per ordine del suo editore, fu costretto a tagliare le circa trecento pagine finali, e non gli possiamo dunque attribuire colpe.

Mi ha colpito la traduzione che vedo essere del 1930,  decisamente arcaica e con un uso del condizionale errato rispetto alla nostra grammatica attuale; mi sarebbe piaciuto avere risposte in merito e capire se l’uso dei verbi è in rispetto del francese dell’epoca in cui il libro è stato scritto oppure se è un vezzo del traduttore, a tal proposito mi sono fatta qualche ricerca online ma non sono riuscita a trovare una risposta precisa al mio quesito. Ho trovato però un articolo molto interessante in cui si parla di traduzioni e si fa riferimento proprio al traduttore in questione Ferdinando Martini ed a questo libro che potete leggere a questo link: La traduttologia in Italia prima della traduttologia

In questo marasma di pagine solo due passi mi hanno colpito:

“Nelle Corti dispotiche l’intrigante più furbo dispone della verità, come ne dispone a Parigi la moda.”

“E come non si avrebbe da rubare in un paese ove la riconoscenza verso chi rese i più grandi servizi non dura un mese? Di vero e di durevole che sopravviva non resta dunque che il denaro.”

Passi di: Stendhal. “La Certosa di Parma”.


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giovedì 19 maggio 2016

Novelle per un anno di Luigi Pirandello

copertinaEbook gratuito di Progetto Manuzio
“Il “progetto Manuzio” è una iniziativa dell’associazione culturale Liber Liber. Aperto a chiunque voglia collaborare, si pone come scopo la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.CODICE ISBN E-BOOK: 9788897313380 DIRITTI D’AUTORE: no LICENZA
TRATTO DA: Novelle per un anno / Luigi Pirandello, prefazione di Corrado Alvaro. – Milano: Club degli editori, stampa 1987. – 2 v. (1383, 1251 p.)
PODCAST GRATUITO : Adattamento e messa in voce a cura di Gaetano Marino, a cura dell’Associazione Culturale Aula39, Quartaradio.
Sigla di Simon Balestrazzi

Pirandello Genio Assoluto

Scrivere un commento su un’opera colossale come questa è praticamente una sconfitta in partenza. Le novelle, se debitamente cintellinate, durano davvero un anno o quasi, e mi hanno fatto compagnia per molti mesi. Un particolare grazie va alla mirabile lettura di Gaetano Marino nel podcast di Quartaradio ed al supporto ebook di Liber Liber, entrambi usufruiti gratuitamente.

Le novelle sono geniali, ovviamente non mi sono piaciute tutte allo stesso modo ma “storie morte” non ce ne sono…tutta la raccolta è a livelli letterari altissimi, sia per la qualità dei concetti espressi sia per lo stile con cui sono esposti.

Man mano che ascoltavo i podcast evidenziavo passaggi e mi appuntavo commenti sull’ebook con l’intenzione di copiarne qui le citazioni, citazioni che non potrò riportare completamente vista la grossa mole e visto che voglio scrivere un commento e non una tesi!

Tra tutte le novelle quella che mi ha colpito forse maggiormente è “In trappola”, forse più di altre perchè sviscera in modo spietato il problema della morte, dell’agonia, del fine vita… ma non solo, fa una riflesione terribile sulla vita stessa e su come la morte ne faccia parte già dal momento in cui veniamo alla luce…questa novella da sola è un libro.

“La vita è il vento, la vita è il mare, la vita è il fuoco; non la terra che si incrosta e assume forma.
Ogni forma è la morte.
Tutto ciò che si toglie dallo stato di fusione e si rapprende, in questo flusso continuo, incandescente e indistinto, è la morte.
Noi tutti siamo esseri presi in trappola, staccati dal flusso che non s’arresta mai, e fissati per la morte.”

“Io mi sento preso in questa trappola della morte, che mi ha staccato dal flusso della vita in cui scorrevo senza forma, e mi ha fissato nel tempo, in questo tempo!”

“No, no, non so, non voglio rassegnarmi a dare anch’io lo spettacolo miserando di tutti i vecchi, che finiscono di morir lentamente”

“Questo è mio padre.

Da sette anni, sta lí. Non è piú niente. Due occhi che piangono; una bocca che mangia. Non parla, non ode, non si muove piú. Mangia e piange. Mangia imboccato; piange da solo; senza ragione; o forse perché c’è ancora qualche cosa in lui, un ultimo resto che, pur avendo da settantasei anni principiato a morire, non vuole ancora finire.”

“Non ti sembra atroce restar cosí, per un punto solo, ancora preso nella trappola, senza potersi liberare?”

In trappola da “Novelle per un anno”.

Altro esempio di novella che da sola è un romanzo è “La morte addosso”, conosciuta come “L’uomo dal fiore in bocca”, capolavoro che ho avuto anche la fortuna di vedere a teatro dal vivo recitata da Michele Placido ed in tv recitata da Vittorio Gassmann…

“Io le dico che ho bisogno d’attaccarmi con l’immaginazione alla vita altrui, ma cosí, senza piacere, senza punto interessarmene, anzi… anzi… per sentirne il fastidio, per giudicarla sciocca e vana, la vita, cosicché veramente non debba importare a nessuno di finirla. E questo è da dimostrare bene, sa? Con prove ed esempii continui a noi stessi, implacabilmente. Perché, caro signore, non sappiamo da che cosa sia fatto, ma c’è, c’è, ce lo sentiamo tutti qua, come un’angoscia nella gola, il gusto della vita, che non si soddisfa mai, che non si può mai soddisfare, perché la vita, nell’atto stesso che la viviamo, è cosí sempre ingorda di sé stessa, che non si lascia assaporare. Il sapore è nel passato, che ci rimane vivo dentro. Il gusto della vita ci viene di là, dai ricordi che ci tengono legati. Ma legati a che cosa? A questa sciocchezza qua… a queste noje… a tante stupide illusioni… insulse occupazioni… Sí sí.”

La morte addosso da “Novelle per un anno”.

Come ho scritto all’inizio è una causa persa recensire queste novelle, qualsiasi cosa potessi aggiungere per magnificarle risulterebbe sempre insulsa al loro cospetto; certe mi hanno colpito per la loro drammaticità , altre per la loro ironia, alcune mi hanno fatto piangere ed arrabbiare, alcune ridacchiare sotto i baffi, una cosa però le accomuna tutte, contengono quella verità universale che cambia di forma ma non di sostanza nel corso dei secoli, in tutte emerge quel seme di genio dell’autore che gli permette di vedere più della gente comune e di saperlo esprimere a parole in modo egregio.

Riporto qui alcune citazioni sparse, conscia che sono riduttive e che l’unica citazione davvero consona sarebbe ricopiare pari pari tutte le novelle per intero. Ovviamente vi invito a leggerle, ascoltarle, masticarle, rileggerle…Queste opere sicuramente non rasserenano ma ci fanno capire la vita.

“io stesso avevo già sperimentato, tutto quel giorno, che non hanno alcun fondamento di realtà quelli che noi chiamiamo i nostri ricordi. Quel povero dottor Palumba credeva di ricordare… S’era invece composta una bella favola di me! Ma non me n’ero composta una anch’io, per mio conto, ch’era subito svanita, appena rimesso il piede nel mio paesello natale? Gli ero stato un’ora di fronte, e non mi aveva riconosciuto. Ma sfido! Vedeva entro di sé Carlino Bersi, non quale io ero, ma com’egli mi aveva sempre sognato.”

I nostri ricordi da “Novelle per un anno”.

“Da una ventina d’anni il Colacci si alza a ogni fine di seduta per inneggiare alla Scienza, per inneggiare alla luce, mentre i lumi si spengono, e propone la sospensiva su ogni progetto, in vista di nuovi studii e di nuove scoperte. Cosí noi siamo salvi, amico mio! Tu puoi star sicuro che la Scienza, a Milocca, non entrerà mai. Hai una scatola di fiammiferi? Cavala fuori e fatti lume da te.”

Le sorprese della scienza da “Novelle per un anno”

“Chi vuole, caro signore, che capisca un’acca della sua commedia, tra tutta questa gente qui? Non se ne curi, però. Basterà si sappia che lei l’ha letta nel salotto intellettuale della Venanzi. Ne parleranno i giornali. Il che, al giorno d’oggi, vuol dire tutto.”

“ «E che vita è mai quella ch’egli vive? Una continua stomachevole finzione! Non uno sguardo, non un gesto, non una parola, sinceri. Non è piú un uomo: è una caricatura ambulante. E bisogna ridursi a quel modo per aver fortuna, oggi?» Sentiva, cosí pensando, un profondo disgusto anche di sé, vestito e pettinato alla moda, e si vergognava d’esser venuto a cercare la lode, la protezione, l’ajuto di quella gente che non gli badava.”

Il sonno del vecchio da “Novelle per un anno”

“Le bestie non premeditano. Se s’appostano, il loro agguato è parte istintiva e naturale della loro naturalissima caccia, che non le fa né ladre né assassine. La volpe è ladra per il padrone della gallina: ma per sé la volpe non è ladra: ha fame; e quand’ha fame, acchiappa la gallina e se la mangia. E dopo che se l’è mangiata, addio, non ci pensa piú.”

La distruzione dell’uomo da “Novelle per un anno”.

“ Il male era che non comprendevo che altro è ragionare, altro è vivere. E la metà, o quasi, di quei disgraziati che si tengon chiusi negli ospizii, non sono forse gente che voleva vivere secondo comunemente in astratto si ragiona? Quante prove, quanti esempii potrei qui citare, se ogni savio oggi non riconoscesse tante cose che si fanno nella vita, o che si dicono, e certi usi e certe abitudini esser proprio irragionevoli, dimodoché è matto chi li ragioni.”

Quand’ero matto da “Novelle per un anno”

“«Quell’essenza?» pensò adesso. «Che vuol dire? Quella certa cosa “che è”, innegabilmente, per la quale io, mentre sono vivo, differisco da me quando sarò morto. È chiaro! Ma questa essenza dentro di me è per se stessa o in quanto io sono? Due casi. Se è per sé, e soltanto dentro di me si rende cosciente di se stessa, fuori di me non avrà piú coscienza? E che sarà dunque? Qualche cosa che io non sono, che essa medesima non è, finché mi rimane dentro. Andata fuori, sarà quel che sarà… seppure sarà! Perché c’è l’altro caso: che essa cioè sia in quanto io sono; sicché, dunque, non essendo piú io…»”

L’illustre estinto da  “Novelle per un anno”

“Compresi ch’era la mano d’un malato povero, perché, quantunque accuratamente lavata come l’igiene negli ospedali prescrive, serbava tuttavia nella gialla magrezza un che di sudicio, indetersibile; che non è sudicio propriamente nella mano dei poveri, ma quasi la pàtina della miseria che nessun’acqua mai porterà via.”

“Levava di tanto in tanto sotto le coperte un ginocchio. La mano, dapprima inerte, si alzava con le dita tremolanti e quasi vagava su quel ginocchio levato, in una carezza intorno, che non era certo rivolta al ginocchio.”

“Povera mano, tu cosí gialla, cosí macra, con quel segno d’amore? Eh no! Di morte. Su un letto d’ospedale, non si sposa che in previsione della morte.”

La mano del malato povero da “Novelle per un anno”

“Arrivò cosí ai sessant’anni.
Allora la tensione, in cui per tanto tempo aveva tenuto lo spirito, d’un tratto si rilasciò.
Marco Picotti si sentí placato. Lo scopo della sua vita era raggiunto.
E ora?
Ora poteva morire. Ah, sí, morire, morire: era stufo, nauseato, stomacato: non chiedeva altro! Che poteva piú essere la vita per lui? Senza piú quello scopo, senza piú quell’impegno – stanchezza, noja, afa.
Si mise a vivere fuori d’ogni regola, a levarsi da letto molto prima del solito, a uscire di sera, a frequentare qualche ritrovo, a mangiare tutti i cibi. Si guastò un poco lo stomaco, si seccò molto, s’indispettí piú che mai della vista della gente che seguitava a congratularsi con lui del buono stato della sua salute. L’uggia, la nausea gli crebbero tanto, che un giorno alla fine si convinse che gli restava da fare qualche cosa; non sapeva ancor bene quale; ma certamente qualche cosa, per liberarsi dell’incubo che ancora lo soffocava. Non aveva già vinto? No. Sentiva che ancora non aveva vinto”
“Quando si sparse in paese la notizia del suicidio di Marco Picotti, nessuno dapprima ci volle credere, tanto apparve a tutti in contraddizione col chiuso testardo furore, con cui fino alla vecchiezza s’era tenuto in vita.”

L’uccello impagliato da “Novelle per un anno”

” Il valore della sua arte nuova, personalissima, s’è imposto, non già perché sia realmente compreso, ma perché l’imbecillità dei ricchi visitatori delle esposizioni d’arte è stata costretta dalla critica a fermarsi davanti alle sue tele. La critica? Via, una parola, la critica! Una parola che non vive, se non nei calzoni d’un critico. ”

Candelora da “Novelle per un anno”


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